Il portale turistico nazionale lo definisce il monumento medievale meglio conservato del Polesine. Il castello di Arquà risale alla metà del XII secolo, e le fonti indicano il 1146.
Secondo la Regione Veneto, tra il 1140 e il 1146 Guglielmo III Adelardi dei Marchesella fece costruire una serie di fortificazioni nel Polesine. Dovevano difendere i suoi possedimenti dalle mire della famiglia d’Este.
C’è un paradosso, nel nome. Oggi lo chiamiamo castello «Estense», ma secondo le fonti regionali nacque per mano di un signore che si fortificava proprio contro gli Estensi. La storia, a volte, finisce per dare il nome ai rivali.
Una fortezza ancora leggibile
L’impianto si riconosce ancora con chiarezza. C’è una torre merlata, divisa in tre piani. C’è il corpo principale, che si apre su un’ampia corte con tredici arcate seicentesche, le stalle e il granaio. E tutto intorno corre ancora il fossato difensivo, come nei secoli in cui serviva davvero.
Basta attraversare la corte e alzare lo sguardo verso i merli della torre per misurare quanto spazio, e quanta cura, si dedicasse alla difesa.
Da fortezza a dimora
Alla fine del Quattrocento il Polesine passò a Venezia; la Regione indica come data il 1482. Con il nuovo dominio il castello perse la sua funzione militare e divenne una residenza nobiliare.
A questa seconda vita appartengono gli affreschi a soggetto mitologico del piano nobile. Si possono datare tra la fine del Cinquecento e l’inizio del Seicento. Dove un tempo si vegliava sul nemico, ora si viveva tra dei ed eroi dipinti.
Intorno al castello
Accanto al castello sorge la barchessa, un edificio rurale di servizio. Ospitava i lavoratori agricoli e forse le cucine. Poco distante c’è Villa Pasqualini Canato, un casino di caccia dello stesso periodo, con un bel giardino.
Il castello appartiene al Comune. Per anni alcuni suoi spazi hanno ospitato gli uffici municipali. Così l’antica fortezza, nata per difendere un signore, è finita al servizio di un’intera comunità.



