Una rocca sull’Adige
Le due torri che svettano sui giardini di Piazza Matteotti sono ciò che resta del castello da cui è nata Rovigo. Tutto comincia nel X secolo, con il vescovo di Adria Paolo, detto Cattaneo. Gli Ungari avevano devastato la sua città. Secondo la tradizione documentaria, nel 920 una bolla di papa Giovanni X lo autorizzò a erigere una fortificazione per proteggere la popolazione dalle incursioni. Le opere difensive, riportano le fonti, erano già concluse nel 945. In pochi decenni, un luogo di passaggio diventò una città fortificata.
La rocca sorgeva su un terrapieno artificiale, lungo l’antico corso dell’Adige. Era insieme presidio militare e punto di controllo dei traffici. Il primo nucleo era probabilmente una torre robusta circondata da palizzate. Nei secoli divenne un recinto con otto torrioni. Secondo la Regione Veneto fu rafforzato dai Carraresi nel Trecento e poi da Venezia.
Due torri, due destini
La Torre Donà, costruita nel XIII secolo secondo la Regione Veneto, porta il nome della nobile famiglia veneziana dei Donà. È considerata tra le torri medievali più alte d’Italia, e con la sua mole controllava l’accesso alla città. Accanto sta la Torre Grimani, più bassa. Viste insieme sembrano due sorelle diverse: una ancora fiera, l’altra segnata dal tempo. Entrambe pendono leggermente: un’inclinazione attribuita al terreno paludoso su cui poggiano.
Con il declino delle funzioni militari, il castello perse il suo ruolo. Le mura vennero in parte inglobate nelle case o lasciate senza manutenzione, soprattutto negli ultimi secoli della Serenissima. Gran parte delle fortificazioni fu demolita tra Ottocento e Novecento. Oggi le torri e i tratti di mura superstiti fanno da quinta a un giardino pubblico, nel cuore della città. Mille anni di storia si leggono in pochi metri di mattoni: la rocca del vescovo, la fortezza estense, le mura dimenticate, il giardino di oggi. Per capire Rovigo conviene partire da qui, e alzare lo sguardo.





