Il municipio di Rovigo porta un nome che racconta un mestiere: quello dei notai. Secondo la mappa del Rovigo Convention & Visitors Bureau, i notai rodigini esercitavano qui le loro funzioni già prima del 1286. In una città che viveva di commerci, contratti e proprietà agricole, la loggia era il luogo dove si mettevano per iscritto gli affari e i diritti della comunità. Qui la parola data diventava documento.
L’edificio attuale fu costruito nel XIV secolo e ampliato nei secoli successivi. Fu sede del consiglio cittadino e del governo municipale, e ospita ancora gli uffici principali dell’amministrazione comunale. Al piano terra si apre un portico ad archi acuti, di gusto gotico, su colonne slanciate. Sopra si sviluppa un ampio salone con finestre a trifora, coronato da una merlatura che simboleggia l’autorità civica. Le sue forme gotiche parlano ancora di un’epoca in cui il Comune voleva mostrarsi solido e autorevole. Dall’esterno l’edificio dichiara subito la sua funzione: qui si governa la città.
La voce del castello
Accanto si alza la Torre civica, voluta dai Veneziani come segno del potere della Serenissima in Terraferma. Fu ricostruita nella seconda metà del Settecento: Venetoway indica il 1790 e riferisce che la torre incorpora resti dell’antica rocca del castello. La torre, dunque, è veneziana nelle intenzioni, ma conserva qualcosa di più antico. Il legame con la fortezza è ancora più concreto nella campana. Dal 1488 è quella del mastio del Castello di Rovigo: una campana che ha cambiato casa e padrone.
Così, appena sei anni dopo la conquista veneziana, la voce del vecchio castello estense fu trasferita sulla piazza del nuovo potere. Una sola campana tiene insieme due epoche: la fortezza delle origini e il governo della Serenissima. Fermarsi sotto il portico e alzare gli occhi verso la torre significa abbracciare, con un solo sguardo, molti secoli di storia cittadina. È un luogo da attraversare lentamente.




