Mura del castello di Rovigo e Torre Donà
Mura del castello e Torre Donà a Rovigo, luogo legato alla leggenda; veduta contemporanea, non una raffigurazione del vescovo o del sogno · Threecharlie · CC BY-SA 4.0 · Wikimedia Commons
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Leggenda · Rovigo

Il vescovo, san Pietro e la città delle rose

Un sogno, un pastorale fiorito e un nome greco

Epoca
X secolo (leggenda); XVI secolo (fortuna letteraria)

Si racconta che, nel X secolo, il vescovo di Adria vivesse giorni di grande inquietudine. La sua città era antica e gloriosa, ma non era più sicura. Le scorrerie la lasciavano esposta. La sede vescovile aveva bisogno di un rifugio più protetto, in mezzo alle acque e alle paludi del Polesine. Il vescovo, che la tradizione chiama Paolo Cattaneo, non sapeva dove andare.

Fu allora, vuole la leggenda, che una notte gli apparve in sogno san Pietro. Il santo non gli indicò una strada. Non pronunciò un nome. Gli porse soltanto un pastorale, il bastone dei vescovi, tutto ornato di rose rosse.

Al risveglio il segno sembrò chiaro. Bisognava cercare la terra delle rose. E quella terra, si diceva, era Rovigo, dove i roseti crescevano spontanei. Lì il vescovo fece innalzare un castello per proteggere la sua gente. E da quel castello, racconta la tradizione, nacque la città.

La storia delle rose non rimase chiusa nel Medioevo. Nel Cinquecento la raccolse il più grande poeta della corte estense, Ludovico Ariosto. Nel terzo canto dell'Orlando furioso la maga Melissa elenca le terre che apparterranno ai discendenti di Bradamante. Tra queste compare anche Rovigo: «la terra il cui produr di rose / le diè piacevol nome in greche voci».

In greco la rosa si chiama rhódon. Per gli eruditi del Rinascimento il conto tornava: Rovigo era Rhodigium, la città delle rose. Il nome dotto passò dai versi ai libri, e dai libri alla memoria comune.

Le rose, insomma, sono arrivate a Rovigo due volte. Prima in un sogno, poi in un verso. Che i roseti fossero davvero ovunque, oggi, importa poco. Conta che la città abbia scelto di riconoscersi in quell’immagine gentile, così lontana dalle paure da cui era nata: le scorrerie, le paludi, il bisogno di un riparo.

Quando si passeggia sotto le torri del castello, si cammina dentro questa storia. I mattoni raccontano la difesa e la fatica. La leggenda aggiunge il profumo.

Fonti

  1. Ufficio Scolastico Regionale per il Veneto
  2. Il Turista
  3. Wikipedia
  4. Project Gutenberg

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