Francesco Albani, Caduta di Fetonte (1609), particolare del Po, Palazzo Giustiniani, Bassano Romano
Francesco Albani, Caduta di Fetonte (1609), particolare del Po, Palazzo Giustiniani, Bassano Romano · IlSistemone · CC BY-SA 4.0 · Wikimedia Commons
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Leggenda · Fratta Polesine

Fetonte e le lacrime d’ambra

Il mito dell’Eridano e l’ambra di Frattesina

Epoca
Mito classico; età del Bronzo (XIII-X secolo a.C.)
Dove
Museo Archeologico Nazionale, barchessa di Villa Badoer, Via Giovanni Tasso 1, 45025 Fratta Polesine (RO)

Gli antichi raccontavano che Fetonte, figlio del Sole, volle dimostrare a tutti di essere davvero di stirpe divina. Chiese al padre un dono: guidare, per un solo giorno, il carro infuocato che attraversa il cielo. Il padre cercò di dissuaderlo. Alla fine cedette.

Fu un disastro. I cavalli del Sole sentirono che le redini erano nelle mani sbagliate. Il carro precipitò troppo vicino alla terra, bruciando boschi e prosciugando fiumi. Per fermarlo, Zeus scagliò un fulmine.

Fetonte cadde come una stella cadente. Finì nelle acque di un grande fiume del nord: l’Eridano, che gli antichi identificavano con il Po.

Le sue sorelle, le Eliadi, corsero sulle rive. Piansero il fratello senza sosta. Gli dèi, impietositi, le trasformarono in pioppi. E le loro lacrime si indurirono in gocce d’ambra.

È una delle storie più famose delle Metamorfosi di Ovidio. Ed è il mito che il Polesine ha scelto come proprio racconto d’origine. Basta guardare il paesaggio per capire perché: una terra tra due fiumi, fatta di acqua e di cielo, di pioppi e, un tempo, di ambra.

Il bello è che, sotto il mito, c’è qualcosa di vero.

A Frattesina, vicino a Fratta Polesine, tra il XIII e il X secolo a.C. fiorì un villaggio dell’età del Bronzo. Non era un villaggio qualunque. Era un centro di produzione artigianale e di commercio su scala europea. Qui arrivava l’ambra del Baltico. Qui veniva lavorata. E da qui ripartiva verso il Mediterraneo, lungo le rotte dell’Adriatico.

Gli archeologi vi hanno trovato perle d’ambra e di vetro, pettini d’avorio, perfino uova di struzzo. Sono oggetti che raccontano contatti con terre lontanissime. Un piccolo mondo di artigiani e mercanti, in mezzo alla pianura, che guardava molto lontano.

Forse, quando i Greci immaginarono le lacrime d’ambra sulle rive dell’Eridano, avevano in mente proprio i luoghi da cui quella pietra dorata arrivava ai loro mercati. Non possiamo esserne certi. Ma è bello pensare che, qui, il mito e l’archeologia si guardino negli occhi.

La prossima volta che vedrete un filare di pioppi lungo un argine del Polesine, ricordatevi delle Eliadi. E di quelle lacrime dorate che, tremila anni fa, viaggiavano davvero da queste parti.

Fonti

  1. Musei del Veneto – Ministero della Cultura
  2. Italia.it
  3. Istituto Nazionale di Studi Etruschi ed Italici
  4. Istituto Nazionale di Studi Etruschi ed Italici
  5. Wikipedia

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