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In auto · Una giornata · 6 tappe

Ville, carbonari e santuari

Verso ovest, nel cuore del Polesine. A Fratta la villa di Palladio e la villa legata al banchetto dei carbonari del 1818. Poi la basilica di San Bellino, patrono della diocesi, la villa di Canda, l’abbazia della Vangadizza a Badia e, sulla via del ritorno, il santuario del Pilastrello a Lendinara.

Villa Badoer, Fratta Polesine, facciata
Villa Badoer, Fratta Polesine, facciata · Marcok · CC BY-SA 3.0 · Wikimedia Commons

Le tappe

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    Villa Badoer

    La Badoèra, il tempio di Palladio nella pianura

    L’unico sito UNESCO del Polesine: la villa dove Palladio usò per la prima volta la facciata a tempio, con le barchesse aperte come due braccia.

    Villa Badoer
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    Villa Grimani Molin Avezzù

    La villa sull’acqua dove cenarono i carbonari

    A pochi passi dalla Badoèra, una villa quasi su un’isola. Qui, nel 1818, un banchetto di carbonari aprì una pagina intensa del Risorgimento veneto.

    Villa Grimani Molin Avezzù
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    Basilica di San Bellino

    Il vescovo martire che protegge dalla rabbia

    Un vescovo ucciso in un agguato, reliquie ritrovate tra sogni e piene del Po: a San Bellino riposa il patrono della Diocesi di Adria-Rovigo.

    Basilica di San Bellino
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    Villa Nani Mocenigo

    La villa dai due volti e la contessa triste

    Due facciate, un parco di statue mitologiche e la leggenda della contessa triste: a Canda si nasconde una delle ville più scenografiche del Polesine.

    Villa Nani Mocenigo
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    Abbazia della Vangadizza

    L’abbazia che fu signoria e diocesi

    Badia Polesine porta il nome di un’abbazia che fu feudo e diocesi. Oggi ne restano chiostro, abside e campanile pendente, carichi di memoria.

    Abbazia della Vangadizza
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    Santuario della Beata Vergine del Pilastrello

    La Madonna nera nata da una notte di tempesta

    Una statuetta d’ulivo scuro, una notte di tempesta e una fonte ancora meta di pellegrini: la storia della Madonna nera di Lendinara.

    Santuario della Beata Vergine del Pilastrello