La sera dell’11 novembre 1818, giorno di San Martino, a Fratta Polesine si festeggiava con un banchetto. Le portate, il vino, i brindisi. Ma sotto l’allegria c’era un segreto. Molti degli invitati appartenevano alla Carboneria, la società segreta che sognava di liberare l’Italia dagli Austriaci e di darle una costituzione.
Fratta era allora il principale centro carbonaro del Polesine. Il "padre" del movimento nella zona era un magistrato, Felice Foresti. Proprio lui, che per mestiere avrebbe dovuto vigilare sulla sicurezza dello Stato austriaco, aveva portato le idee carbonare nelle campagne tra Adige e Po.
Intorno a lui si erano raccolti nobili, possidenti e giovani. Tra questi c’era Antonio Fortunato Oroboni. Era nato a Ferrara nel 1791, ma era cresciuto a Fratta, presso una zia. Era diventato segretario della "vendita" locale, il gruppo carbonaro del paese.
Quella sera, racconta la tradizione, l’entusiasmo prese il sopravvento sulla prudenza. Il banchetto finì tra acclamazioni patriottiche. E qualcuno parlò. Seguirono le denunce, poi gli arresti.
Una confessione portò la polizia fino alla cappella di famiglia degli Oroboni. Lì erano nascosti documenti compromettenti, tra cui una "Costituzione latina" molto ricercata.
I processi si celebrarono a Venezia, davanti al giudice Antonio Salvotti. Nel 1821 arrivarono le sentenze di morte. L’imperatore Francesco I le commutò nel carcere duro. Per Oroboni significò la fortezza dello Spielberg, in Moravia, lontano da casa.
Lì conobbe un altro prigioniero: Silvio Pellico. Oroboni morì allo Spielberg il 13 giugno 1823. Pellico non lo dimenticò. Nelle sue Mie prigioni ne fece un ritratto commosso, e trasformò il giovane cresciuto a Fratta in un simbolo di fede e di sacrificio.
Dove si tenne, esattamente, quel banchetto? Le fonti non concordano. Gli studi del bicentenario lo collocano in casa Molin, l’odierna Villa Grimani Molin Avezzù. Il Dizionario Biografico Treccani parla invece di casa Monti. Il dubbio resta, ma è nella villa che il paese ha scelto di custodirne la memoria.
Ogni novembre, infatti, nelle Giornate della Carboneria, la villa torna ad apparecchiare la tavola. Una cena in costume rievoca quella sera di San Martino, quando l’entusiasmo di pochi brindisi cambiò il destino di un gruppo di patrioti polesani.





