Casa-Museo Giacomo Matteotti (Fratta Polesine)
Casa-Museo Giacomo Matteotti (Fratta Polesine) · Threecharlie · CC BY-SA 4.0 · Wikimedia Commons
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Storia · Fratta Polesine

Matteotti, la casa e la tomba sorvegliata

A Fratta, una tomba che il regime temeva

Epoca
1885-1945
Dove
Casa Museo Giacomo Matteotti, Via Ruga 3, 45025 Fratta Polesine (RO)

In via Ruga, a Fratta Polesine, c’è una casa dove il tempo sembra essersi fermato. È la casa in cui crebbe Giacomo Matteotti. Era nato in paese nel 1885 ed era diventato deputato socialista. In Parlamento aveva denunciato le violenze e i brogli elettorali dei fascisti. Il 10 giugno 1924 fu rapito e ucciso a Roma.

In agosto il suo corpo tornò a Fratta. La bara fu esposta nella sala al piano terra di questa casa, la stessa in cui aveva vissuto. La vedova, Velia, chiese che la messa si celebrasse nella chiesa parrocchiale del paese. Le autorità non lo permisero. Imposero una funzione privata, alle sei e mezza del mattino, nella cappella di un istituto di carità. Era il 21 agosto 1924.

Ma la storia non finì con il funerale. Il regime temeva quella tomba. Temeva i fiori, le visite, il ricordo.

Matteotti fu sepolto dapprima nella cappella di un’altra famiglia, quella di Giuseppe Trevisan. Poi fu spostato in un’altra cappella, inutilizzata, per proteggerlo da possibili profanazioni. Solo l’11 ottobre 1928 la bara trovò posto nella cappella di famiglia. L’aveva fatta costruire la madre, Isabella Garzarolo, di fronte all’ingresso del cimitero.

Il sarcofago è di marmo nero. Fu un dono dei socialisti belgi, che Matteotti aveva incontrato pochi mesi prima di morire. Il coperchio venne cementato, perché nessuno potesse portare via il corpo.

E poi c’era la sorveglianza. Fino al 25 aprile 1945 la tomba fu controllata dalla polizia. Chi veniva a portare un fiore veniva identificato. Le commemorazioni erano vietate. Per quasi vent’anni, in un piccolo cimitero del Polesine, deporre un fiore fu un gesto che richiedeva coraggio.

Qui non c’è nulla da inventare. La forza di questo luogo sta tutta nei fatti.

Oggi la casa è monumento nazionale. Appartiene all’Accademia dei Concordi di Rovigo, per lascito dei figli di Matteotti. Per il centenario del delitto è stata chiusa per un nuovo allestimento, pensato su tre piani. Il primo racconta la terra polesana della giovinezza. Il secondo la vita di famiglia, con il pianoforte e i ricordi del cognato, il celebre baritono Titta Ruffo. Il terzo la storia pubblica e l’eredità antifascista.

Una casa di paese, insomma, che custodisce una pagina decisiva della storia d’Italia. E una tomba che, per anni, ha fatto più paura di un discorso.

Fonti

  1. Casa Museo Giacomo Matteotti
  2. Casa Museo Giacomo Matteotti
  3. Musei Online
  4. Finestre sull'Arte

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