Sarcofago di Alberto Azzo II d’Este davanti all’Abbazia della Vangadizza, Badia Polesine
Sarcofago che conteneva i resti di Alberto Azzo II d’Este, davanti all’Abbazia della Vangadizza, Badia Polesine; fotografia del monumento funerario, non un ritratto del marchese · Threecharlie · CC BY-SA 3.0 · Wikimedia Commons
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Storia · Badia Polesine

Il marchese centenario e il santo dei carbonai

Due sarcofagi alla Vangadizza e le radici di una dinastia

Epoca
XI secolo
Dove
Abbazia della Vangadizza, Via Don Giovanni Minzoni 88, Badia Polesine (RO)

Davanti al portale dell’antica abbazia della Vangadizza, a Badia Polesine, ci sono due sarcofagi di pietra. Chi passa li guarda appena. Eppure, secondo la tradizione, in uno di essi riposa un uomo da cui discendono alcune delle dinastie più potenti d’Europa.

Si chiamava Alberto Azzo II d’Este. Era nato nel 997. Morì proprio qui, nel monastero della Vangadizza, il 20 agosto 1097. Aveva dunque circa cento anni: un’età straordinaria per il Medioevo. Accanto a lui, vuole la tradizione, riposa la prima moglie, Cunegonda di Altdorf.

Da suo figlio Guelfo discende il ramo dei Guelfi, duchi di Baviera e di Sassonia. Da quel ramo, attraverso i secoli, discende la casa di Hannover, e da questa l’attuale casa regnante del Regno Unito. È un pensiero che fa sorridere: un filo sottile lega una pietra silenziosa del Polesine alla corona britannica.

Ma la Vangadizza custodisce anche un’altra storia, più umile e più strana. Nel 1066 fu proprio Azzo II a farvi seppellire un giovane eremita francese, Teobaldo di Provins. Teobaldo era morto vicino a Vicenza, dopo una vita di penitenza. Divenne santo, e il patrono dei carbonai.

Qui la storia fa un salto di più di sette secoli. Una società segreta prese il nome proprio dai carbonai: la Carboneria. E i Carbonari, secondo la Catholic Encyclopedia, veneravano san Teobaldo come loro patrono.

Non c’è un legame storico diretto tra l’abbazia e i Carbonari. È una coincidenza. Ma è una coincidenza suggestiva, perché proprio nel Polesine, a pochi chilometri da qui, i Carbonari di Fratta avrebbero pagato con il carcere il loro sogno.

Anche il nome del luogo racconta una storia di fatica. Vangadizza viene probabilmente da "vanga". Molti possedimenti dell’abbazia erano paludi strappate all’Adige, terra conquistata da chi la lavorava.

Così, davanti a quei due sarcofagi, si può fare un piccolo esercizio di immaginazione. Pensare a un marchese che vide passare un secolo intero, e che scelse di chiudere qui la sua lunga vita. A un eremita venuto dalla Francia, sepolto in questa terra per volontà di quel marchese. E a un gruppo di patrioti che, settecento anni dopo, avrebbero invocato lo stesso santo.

Tre storie lontane nel tempo, legate da un solo luogo. È questo, forse, il fascino più profondo della Vangadizza: non quello che è rimasto in piedi, ma quello che continua a raccontare.

Fonti

  1. Wikipedia
  2. Wikipedia
  3. FAI – Fondo per l'Ambiente Italiano
  4. Wikipedia
  5. Wikipedia
  6. Catholic Answers – Catholic Encyclopedia
  7. Autostrada Brescia-Padova – In viaggio

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