Il patrono della Diocesi di Adria-Rovigo era un vescovo di Padova, ucciso in un agguato nel Polesine. Bellino guidò la diocesi padovana dal 1128. Alcune fonti lo identificano con un membro della famiglia padovana Bertaldi.
Fu un pastore esigente. Si impegnò a riformare il clero e a recuperare le terre della Chiesa occupate abusivamente da famiglie potenti.
L’agguato
Secondo il racconto del vescovo Bonagiunta, il 26 novembre del 1147 Bellino fu assalito nei pressi della chiesa di San Giacomo a Fratta. Ad attenderlo c’erano sicari mandati dalla famiglia Capodivacca. Altre fonti indicano invece il 1145, e la data resta incerta.
Il corpo fu sepolto nella zona di Fratta. Più tardi le reliquie furono traslate nella collegiata di San Martino di Variano. Il villaggio, col tempo, prese il nome dal santo e divenne San Bellino. La memoria del vescovo non si è più staccata da questa terra.
La chiesa del paese
La chiesa che vediamo oggi fu ricostruita dalle fondamenta nel 1649. La volle l’arciprete don Cesare Graziadei, e la popolazione contribuì alle spese. Secondo il Comune, nel 1774 papa Clemente XIII la elevò a basilica e fissò la festa patronale al 26 novembre.
Un piccolo scrigno
L’interno sorprende per ricchezza. Nell’abside rettangolare riposa l’urna con le spoglie del santo, fatta erigere nel 1640 dalla famiglia Guarini. Il presbiterio ha un altare in scagliola del 1668, opera di Lazaro Trivisan, con i santi Martino e Bellino.
Intorno si incontrano le statue delle Virtù cardinali di Giovanni Bonazza e le pale di Angelo Trevisani. Un dipinto del 1736 di Mattia Bortoloni mostra il vescovo mentre protegge un ragazzo dall’attacco di un cane rabbioso.
Fuori si alza il campanile in pietra, dei primi del Cinquecento. È un raro esempio di tardo romanico in Polesine ed è stato restaurato tra il 1984 e il 1986. Da lontano annuncia un paese che porta nel proprio nome la memoria del suo santo.




