In un paese di nemmeno mille abitanti si nasconde una delle ville più scenografiche del Polesine. Villa Nani Mocenigo fu costruita a partire dal 1580 circa per la famiglia veneziana dei Nani.
Il committente principale fu Agostino Nani, che il FAI descrive come un «prestigioso personaggio del mondo politico veneziano». Per tradizione il progetto è attribuito a Vincenzo Scamozzi, ma mancano documenti certi. Alcuni pensano invece a Baldassare Longhena. Il nome dell’architetto resta così uno dei piccoli misteri della villa.
Una villa, due volti
La villa ha due anime, una per ogni lato. Il fronte nord è cinquecentesco. La facciata sud, rivolta verso il Canalbianco, fu rifatta nel Settecento in forme barocche da un architetto rimasto anonimo.
Il complesso comprende una cappella del Cinquecento, i rustici e un parco all’inglese chiuso da mura. Lo popolano statue mitologiche settecentesche, attribuite alla bottega vicentina degli Albanese o ad Alvise Tagliapietra. Dietro la cancellata, tra gli alberi, sembrano un piccolo popolo di pietra in attesa.
Gli interni erano decorati da maestri ferraresi e bolognesi del Seicento, tra cui Gabriello Rossi e Francesco Ferrari.
Il fuoco del 1946
Il 17 gennaio 1946 un incendio devastò gli interni. Molti affreschi e arredi andarono distrutti. In seguito Giuseppe Pedrocco restaurò le decorazioni dello scalone e delle sale del piano nobile, restituendo almeno una parte dello splendore perduto.
Anche il nome conserva la memoria dei suoi passaggi. La Regione la indica come Villa Nani Mocenigo Bertetti, con i cognomi dei proprietari successivi.
Oggi la villa e il parco appartengono alla Banca di San Marino. Gli interni restano chiusi al pubblico, ma la villa non è dimenticata: è stata più volte candidata ai «Luoghi del Cuore» del FAI. È il segno di un affetto che resiste, anche quando le porte restano chiuse e la bellezza si lascia guardare solo da lontano.




