Xilografia del 1892: le rovine del palazzo comunale di Polesella dopo un ciclone
Polesella, il paese dei mietitori in sciopero nel 1884, in una xilografia di pochi anni dopo; raffigura i danni di un ciclone, non lo sciopero · Rusconi (disegno), incisore sconosciuto, 1892 · CC0 · Wikimedia Commons
Tradizioni
Tradizioni · Polesella

«La boje!»: il Polesine in sciopero, 1884

Il grido dei braccianti che fece tremare le campagne padane

Epoca
1882-1886
Dove
Polesella

«La boje, la boje e de boto la va de fora»: bolle, bolle, e tra un attimo trabocca. È un modo di dire veneto, quello della pentola sul fuoco. Nel 1884 diventò il grido di migliaia di braccianti del Polesine, e poi del Mantovano: il nome di uno dei primi grandi movimenti contadini dell'Italia unita.

La pentola era sul fuoco da tempo. Nel settembre 1882 l'Adige ruppe gli argini e allagò quasi metà della provincia. Negli stessi anni il crollo internazionale dei prezzi del grano mise in crisi l'agricoltura, e i proprietari reagirono abbassando le paghe. Nelle campagne erano diffuse la pellagra, malattia della fame, la malaria e l'analfabetismo.

Nel giugno 1884, in piena mietitura, la provincia di Rovigo fu attraversata da scioperi che coinvolsero migliaia di lavoratori. A Polesella i mietitori incrociarono le braccia per trenta giorni. Le autorità mandarono i carabinieri, e i soldati a sostituire i lavoratori nei campi. La protesta si estese al Mantovano, dove la organizzavano la Società di mutuo soccorso di Eugenio Sartori e l'associazione guidata da Francesco Siliprandi.

La risposta arrivò nella notte tra il 26 e il 27 marzo 1885: più di centocinquanta arresti tra contadini e dirigenti. Ventidue imputati furono portati davanti alla Corte d'Assise di Venezia, accusati di attentato alla sicurezza dello Stato. Il processo, cominciato nel febbraio 1886, fu seguito in tutta Italia: tra i difensori c'erano Enrico Ferri ed Ettore Sacchi, e Andrea Costa lo raccontava per il Messaggero. Il 27 marzo 1886 arrivò la sentenza: tutti assolti.

Le condizioni dei braccianti, però, cambiarono poco. Per molti l'unica via d'uscita fu partire: tra il 1887 e il 1900 dal Polesine emigrarono circa 63.000 persone, molte verso il Brasile. Il grido della boje restò come simbolo, raccolto negli anni seguenti dalle leghe socialiste e cattoliche. Pochi mesi dopo gli arresti, il 22 maggio 1885, nasceva a Fratta Polesine Giacomo Matteotti: il museo virtuale della sua Casa Museo dedica oggi una sala a quella stagione.

FontiFonti verificate

  1. I moti contadini de «la boje» (1 aprile 1885) — Bologna Online – Biblioteca Salaborsa, Comune di Bologna
  2. Tra Otto e Novecento (sala del museo virtuale) — Casa Museo Giacomo Matteotti – Museo virtuale
  3. Recensione a L. Scalco, Storia economica del Polesine, voll. II-III (Minelliana) — Popolazione e Storia (F. Rossi)
  4. Studi polesani 12/16 «Tra ottocento e novecento» (indice, con V. Tomasin, «1884-86, gli anni de 'la boje' in Polesine») — Associazione Culturale Minelliana

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