Ad Adria tutti la chiamano semplicemente "la Tomba". È la basilica di Santa Maria Assunta, l'edificio sacro più antico della città ancora in piedi, e il suo nome è già un piccolo enigma.
Antichi documenti la ricordano come "ad tumbam", cioè "presso la tomba". Quale tomba? Forse un sepolcro di età romana vicino alla chiesa. Forse, più semplicemente, il fatto che sorgeva su un rialzo del terreno, un "tumulo". Nessuno lo sa con certezza.
La fantasia popolare ha dato una risposta più affascinante. Secondo una leggenda polesana, il primo popolo a occupare queste terre fu quello dei Pelasgi, guidato da un re chiamato Adriano. Il suo cocchio, un carro d'oro massiccio, sarebbe sepolto proprio sotto la chiesa della Tomba. Ogni notte di San Giovanni, nel solstizio d'estate, riemergerebbe trainato da due buoi e guidato da un gigantesco carrettiere.
Un'altra tradizione riguarda il vecchio campanile, abbattuto nel 1928 per far posto a quello attuale. Si diceva che poggiasse sui resti del faro del porto romano. Una lapide del 1647 inserita alla base lo affermava esplicitamente, presentando la colonna come l'avanzo dell'antico faro adriatico "detto della Tomba".
Anche le origini della Chiesa di Adria hanno avuto la loro leggenda. Per secoli si è voluto credere che fosse stata fondata da Sant'Apollinare, vescovo di Ravenna, nel II secolo. E per lungo tempo si diede credito a un privilegio dell'imperatore Valentiniano III che la elencava tra le sedi suffraganee di Ravenna: un falso, smascherato dal cardinale Cesare Baronio.
La storia vera, quella scritta sulla pietra, è qui dentro. Nella prima cappella a sinistra c'è un fonte battesimale ottagonale per immersione, databile tra VII e VIII secolo, con il nome del vescovo Bono. È una delle prime testimonianze sicure della storia della diocesi. Poco distante, un altorilievo in terracotta della Dormizione della Vergine, attribuito a Michele da Firenze.
La Tomba si trova in via Francesco Bocchi, a pochi passi dal Museo Archeologico Nazionale. Dove, peraltro, un carro vero si trova: quello emerso nel 1938 dagli scavi del Canalbianco.




