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Luogo sacro · Rovigo

Chiesa di San Francesco

Il convento voluto dagli Este

Epoca
Fine XIII secolo
Dove
Piazzale San Francesco 6, Rovigo

È la più antica fondazione religiosa ancora attiva nel centro di Rovigo, e porta il segno degli Este. Nel suo testamento del 1292 il marchese Obizzo II d’Este, morto nel 1293, chiese che si costruisse un convento per i Frati Minori. Il convento sorse vicino all’antica chiesa di Santa Giustina. Da allora più di sette secoli, dal gotico dei frati al neoclassico dell’Ottocento, sono rimasti chiusi dentro queste mura.

Il primo edificio di San Francesco fu costruito tra il 1297 e il 1300, in stile gotico. Seguiva le regole francescane: una sola navata, un tetto a capriate di legno e cinque cappelle sul fondo. Nel 1413 la chiesa fu ingrandita con una navata a destra e altre cinque cappelle, che le famiglie nobili si contendevano.

Il volto dell’Ottocento

Il cambiamento più grande arrivò nell’Ottocento. Dal 1806 la chiesa è parrocchia dei Santi Francesco e Giustina. Dal 1826-1827 fu trasformata quasi del tutto, e il 7 maggio 1837 fu consacrata. La facciata neoclassica, progettata da Lorenzo Rossini, fu costruita nella seconda metà del secolo e terminata nel 1892.

Il risultato è una chiesa che si presenta con un volto ottocentesco. Ma chi guarda con attenzione trova ancora il Medioevo: una parte del chiostro originale, la sala capitolare del Trecento, cinque archi a sesto acuto sul lato esterno. E, ai lati del portale, due stemmi con l’aquila estense, ricordo del fondatore. Sono dettagli silenziosi, facili da perdere.

Le opere

Dentro ci sono opere di grande livello. Al terzo altare a destra c’è la statua in marmo di san Lorenzo martire di Giovanni Marchiori. In sagrestia si trova una Madonna con il Bambino, sant’Antonio da Padova e un devoto di Giovanni Cariani, dipinta intorno al 1530-1540.

Al terzo altare a sinistra c’è una Pietà con santi datata 1526, che una guida attribuisce a Tullio Lombardo. Sono capolavori discreti, da cercare altare per altare, in una chiesa che ha cambiato pelle senza perdere la memoria delle sue origini.

Fonti

  1. Regione Veneto – Veneto Around Me
  2. MuseiOnline
  3. Visit Rovigo
  4. GCatholic

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