Novembre 1951. Il Po rompe gli argini e il Polesine finisce sott'acqua. Tra chi accorre c'è un giovane rodigino di ventisei anni: Gian Antonio Cibotto, nato a Rovigo l'8 maggio 1925. Segue i soccorritori, ascolta le persone, annota le tragedie e i gesti di solidarietà.
Alcuni di quegli appunti escono prima sui giornali. Nel 1954 diventano un libro, Cronache dell'alluvione, pubblicato da Neri Pozza. È il suo esordio. Giovanni Comisso lo definisce un documento serio su un evento che aveva unito il Paese. Eugenio Montale, sul Corriere della Sera, intuisce che Cibotto sta per diventare «un regolare uomo di penna». Il libro tornerà più volte in libreria: da Rizzoli nel 1960 con il titolo La rotta, da Marsilio nel 1980 con il titolo originale.
Montale aveva visto giusto. Cibotto diventa giornalista e critico letterario e teatrale e scrive per il Resto del Carlino, il Giornale d'Italia e soprattutto il Gazzettino. Dal 1963 al 1999 siede nella giuria dei letterati del Premio Campiello. Nel 1979, come direttore artistico del Teatro Stabile, riapre il Teatro Goldoni di Venezia con una Locandiera.
Il Polesine resta al centro della sua scrittura. Nel 1961 pubblica Scano Boa, un romanzo ambientato su uno scanno, una lingua di sabbia appena fuori dalla foce del Po di Pila, e ispirato alla figura del pescatore di storioni. Il libro vince il Premio Latina e ne viene tratto un film diretto da Renato Dall'Ara. Seguiranno La vaca mora e Stramalora, dedicato al disastro del Vajont.
Cibotto muore a Rovigo nel 2017. Per incontrare il suo Polesine conviene andare dove finisce la terra. Scano Boa si raggiunge in barca da Pila o da Ca' Tiepolo, nel comune di Porto Tolle. Si attraversano canneti e lagune e si arriva a una spiaggia selvaggia, con i tronchi portati dal fiume, le dune, le tamerici e un casone di canne nascosto tra la vegetazione.



