Piazza Umberto Merlin 2014-02-16 (Rovigo)
Piazza Umberto Merlin 2014-02-16 (Rovigo) · Threecharlie · CC BY-SA 4.0 · Wikimedia Commons
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Storia · Rovigo

L’ex ghetto ebraico e Piazza Umberto Merlin

Il giardino che custodisce una cittadella scomparsa

Epoca
Dal XIII secolo; ghetto dal 1612-1615, demolito nel 1930
Dove
Piazza Umberto Merlin, 45100 Rovigo

Il giardino tranquillo di Piazza Merlin, con vialetti di ghiaia, aiuole e grandi alberi attorno a una fontana, nasconde una storia quasi cancellata. Qui sorgeva il ghetto ebraico di Rovigo, demolito definitivamente nel 1930. Per vederlo, oggi, bisogna saperlo immaginare.

Una comunità radicata

La presenza ebraica in città è attestata dalla fine del XIII secolo. Nel 1386 un gruppo di ebrei di Lendinara ebbe l’incarico di riscuotere le tasse municipali. Nel 1391 il Comune invitò Salomone e i fratelli Alvicio ed Emanuele ad aprire un banco di prestito. Secondo la storica Andreina Milan, tra XII e XV secolo gli ebrei rodigini godevano di una posizione sociale di rilievo e partecipavano attivamente alla vita economica e culturale della città. Anche dopo il passaggio a Venezia la loro condizione rimase a lungo invariata. Per secoli, dunque, la comunità fu parte viva della città, non un mondo a parte.

I cinque cortili

La svolta arrivò tra il 1612 e il 1615, quando fu ordinata l’istituzione del ghetto. Solo i banchieri e le loro famiglie potevano risiedere fuori. Nel 1617 vi abitavano 17 famiglie. Nel 1629 fu disposta la distruzione di una sinagoga, ritenuta troppo vicina a una chiesa. La comunità crebbe comunque: circa 230 persone nel 1785, 430 nel 1870. Nel 1858 la sinagoga fu restaurata. Numeri piccoli, che raccontano però una presenza tenace.

Nel Novecento la comunità si ridusse rapidamente. Nel 1930 il ghetto e la sinagoga furono demoliti nell’ambito della ricostruzione del centro, e i circa cento ebrei rimasti furono aggregati alla comunità di Padova. In pochi anni, un mondo secolare scomparve dalla mappa di Rovigo. Durante l’occupazione tedesca del 1943 la maggior parte dei membri della comunità riuscì a mettersi in salvo; due furono deportati. Andreina Milan descrive quel mondo «brulicante e degradato» di cinque stretti cortili come una «cittadella misteriosa», rimossa dal tessuto e dalla memoria della città. Oggi, camminando tra le aiuole, vale la pena fermarsi e ricordarla.

Fonti

  1. Regione Veneto – Veneto Around Me
  2. Encyclopaedia Judaica (Encyclopedia.com)
  3. Università di Bologna – Archivio istituzionale della ricerca
  4. Rovigo Convention & Visitors Bureau (ENIT)

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