La nascita del Seminario di Rovigo è una conseguenza diretta del Concilio di Trento. Nel luglio 1563 il Concilio stabilì che ogni diocesi avesse un seminario per formare i sacerdoti. Il vescovo di Adria, mons. Giulio Canani, aveva partecipato ai lavori. Al rientro convocò i sinodi del 1564, 1566 e 1567, e si aprì una lunga discussione: il seminario doveva stare ad Adria o a Rovigo?
Nel 1592 il vescovo Lorenzo Laureti scelse Rovigo. Comprò una casa modesta vicino al Duomo, nel vicolo Santa Barbara, l’attuale via Donatoni.
Il convento diventa seminario
Il salto arrivò due secoli dopo. Nel 1772 il vescovo Arnaldo Speroni degli Alvarotti comprò per 1.200 ducati il convento degli Eremitani di Sant’Agostino. L’architetto vicentino Domenico Cerato fece il progetto intorno al 1777-1778 e inserì nel nuovo edificio la vecchia chiesa di Sant’Agostino.
La prima pietra fu posata il 30 novembre 1779. I lavori furono guidati da Giovanni Battista Padrin e poi da Giuseppe Sabadini, lo stesso della cupola del Duomo. Grazie anche a una donazione di papa Pio VI nel 1788, il cantiere si chiuse nel 1794.
Dai seminaristi agli archivisti
Nel 1966 il Seminario si trasferì in una nuova sede. L’edificio settecentesco divenne la casa dell’Archivio di Stato di Rovigo, istituito nel 1964 e aperto nel 1967. All’inizio degli anni Sessanta un intervento pesante gli aveva tolto l’aspetto originale. La facciata, però, conserva le sue linee sobrie, e dentro restano due belle sale: quella dell’antica Biblioteca e quella del Teatro.
Libri e quadri
La biblioteca fu voluta dallo stesso vescovo Speroni e nel 1772 contava circa 2.380 volumi. Oggi la Biblioteca del Seminario vescovile "San Pio X", nel complesso Angelo Custode di via Sichirollo, ne conserva circa 160.000. Tra questi ci sono incunaboli e cinquecentine, l’Archivio Sichirollo e il Fondo Rigobello.
Esisteva anche una Pinacoteca del Seminario. Nel 1877 i fratelli Gerolamo e cardinale Pietro Silvestri lasciarono la quadreria di famiglia per metà al Seminario e per metà al Comune e all’Accademia dei Concordi. Oggi le due metà sono di nuovo insieme nella Pinacoteca dei Concordi e del Seminario: una collezione divisa a metà e infine ricomposta.




