La Sacca degli Scardovari a Porto Tolle con una cavana e pali nell'acqua
Sacca degli Scardovari - Porto Tolle, Rovigo, Italy - August 16, 2019 05 · Veduta della Sacca, non un primo piano dei vivai di cozze · Giorgio Galeotti · CC BY 4.0 · Wikimedia Commons
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Sapori · Porto Tolle

Cozza di Scardovari DOP, la perla nera della Sacca

Dove il Po incontra il mare, una laguna è diventata il vivaio di una cozza unica

Epoca
dal 1780 (villaggio); allevamento dopo il 1966; DOP dal 2013
Dove
Sacca degli Scardovari

Il nome di Scardovari viene da un pesce d'acqua dolce, la scardova. Lo ricorda il Comune di Porto Tolle: le prime notizie certe del villaggio risalgono al 1780, quando alcune famiglie di pescatori costruirono capanne di canna palustre su un bonello, un piccolo rialzo di terra in mezzo alle acque. Per molto tempo il paese restò isolato, raggiungibile e rifornito quasi solo via fiume.

Davanti alle capanne si apriva la Sacca, una laguna di circa 3.000 ettari stretta tra il Po di Tolle e il Po di Gnocca, profonda al massimo tre metri. È un ambiente in equilibrio delicato: l'acqua dolce del fiume abbassa la salinità, che oscilla tra il 10 e il 30 per mille contro il 35 del mare aperto; le maree la ossigenano; il Po porta nutrienti che alimentano il plancton. Qui i mitili raggiungono la taglia commerciale in otto o nove mesi.

La storia moderna comincia con la cooperazione. A metà degli anni Trenta nasce la prima cooperativa di pescatori della Sacca; nel 1936 la laguna viene arginata in sasso per circa 18 chilometri. Nel 1949 la cooperativa gestisce direttamente il mercato del pesce, con un'asta singolare: il compratore sussurra l'offerta all'orecchio del banditore. Nel 1966 l'argine cede ed è l'ultima grande alluvione. Da allora la Sacca ha la forma attuale, e i pescatori iniziano a sperimentare l'allevamento di mitili in piccoli vivai interni, come alternativa alla pesca in mare.

Il metodo è rimasto artigianale. Il seme si raccoglie sui banchi naturali o con collettori, si inserisce nelle «reste», reti tubolari appese a pali e cavi, e si cura a mano: diradamento, pulizia, selezione per taglia. La raccolta parte dai cinque centimetri. Il prodotto viene sgranato e calibrato nelle cavane, le casette su palafitte lungo l'argine. In dialetto la cozza si chiama «peòcio».

Nel 2013 l'Unione europea l'ha riconosciuta come DOP. Oggi, percorrendo la strada arginale, si vedono i filari dei vivai e le palafitte dove si mangiano cozze e vongole del posto. E ogni anno, a giugno, la Festa del Pescatore dei santi Pietro e Paolo riunisce la comunità che ha costruito tutto questo.

FontiFonti verificate

  1. Disciplinare di produzione della DOP «Cozza di Scardovari» — Ministero dell'agricoltura, della sovranità alimentare e delle foreste (MASAF)
  2. Regolamento di esecuzione (UE) n. 1200/2013 della Commissione, del 25 novembre 2013 (registrazione «Cozza di Scardovari» DOP) — Gazzetta ufficiale dell'Unione europea L 315 (copia BOE)
  3. Consorzio di Tutela della Cozza di Scardovari DOP — Consorzio di Tutela della Cozza di Scardovari DOP
  4. Scardovari — Comune di Porto Tolle
  5. Sacca degli Scardovari — Italia.it – Ministero del Turismo / ENIT
  6. Cozza di Scardovari DOP — Qualigeo – Fondazione Qualivita

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